Melograno: come coltivare al meglio quest’albero e gustarne i suoi frutti

Melograno: come coltivare al meglio quest'albero tropicale e gustarne i suoi frutti

In questo articolo, dedicato ad un arbusto o alberello di origine asiatica, descriveremo le proprietà estetiche, fruttifere e non solo del melograno o punica granatum che lo portano ad essere ormai da secoli un elemento distintivo nei giardini e balconi italiani capace di ricoprire diversi ruoli negli ambienti esterni.

Questo arbusto o piccolo alberello può essere utilizzato come pianta da siepe, coltivata a cespuglio, alberello singolo come albero da frutto o ornamentale.

Appartenente alla famiglia delle litracee, la stessa del lagerstroemia, si presenta come un alberello o grosso cespuglio alto fino a 6 metri. Originario dell’Asia occidentale si è naturalizzato perfettamente al clima mediterraneo della nostra penisola.

Questa pianta dal fascino tropicale si presenta con chioma compatta, fitta e pseudo tondeggiante, formata da un fitto intreccio di rami spinescenti che portano un fogliame caduco dal colore verde scuro lucido nella parte superiore delle foglie e con la parte sottostante più opaca.

La chioma, che ingiallisce a fine autunno, è sostenuta da uno o più tronchi dritti e brevi ricoperti da una corteccia giallognola che forma placche più scure che autonomamente si distaccano.

 La fioritura che avviene a fine primavera, verso maggio, nelle cultivar da frutto ha pochi petali di colore rosso vivo che maturando andranno a trasformarsi in una grossa bacca dalla buccia dura e coriacea, rossastra a maturità che avviene tra ottobre e novembre e che porta al suo interno numerosissimi semi divisi tra di loro e ricoperti da una polpa che va dal bianco al rosso vivo dal sapore dolce e acidulo.

Mentre esistono varietà da fiore o nane, adatte alla coltivazione in vaso come bonsai, che non producono frutti commestibili ma  portano fioriture più abbondanti e durature, dotate di molti più petali con le tinte che vanno dal rosso al bianco con variegature rosa.

La messa a dimora di un alberello di melograno che, nonostante la sua natura tropicale resiste molto bene al freddo inverno della nostra penisola, fino a -10°, si effettua in autunno o primavera scegliendo una posizione molto soleggiata.

Questo alberello molto rustico ed estremamente resistente alla siccità si adatta bene a tutti i tipi di terreno favorendo pero terreni aridi e molto drenati.

Per una buona fruttificazione prediligere però terreni profondi e lievemente fertili. Da evitare assolutamente per tutte le cultivar sia da frutto che da fiore sono i terreni umidi che presentano ristagni idrici.

Le irrigazioni vanno effettuate soprattutto nei primi anni dopo la messa a dimora poiché gli esemplari già attecchiti sopravvivono tranquillamente anche alle estati più siccitose.

Sono da somministrare  modesti apporti idrici in casi eccezionali soprattutto se il melograno è posto in vaso durante la bella stagione si deve irrigare abbondantemente riducendo molto ed infine stoppando le irrigazioni con l’avanzare della brutta stagione.

Evitare, soprattutto in inverno i sottovasi che creano ristagni.

Una concimazione sporadica con concimi granulari a lenta cessione per alberi da frutto migliora la pezzatura dei frutti e la crescita che è lenta.

Gli interventi di potatura vanno effettuati ogni anno, se si vuole coltivare nella forma ad alberello singolo, la migliore per la produzione di frutti, poiché ha una forte produzione di poloni basali che devono essere eliminati. 

Per la forma a cespuglio si effettua una potatura atta ad eliminare i rami che escono dalla forma e diradando di poco l’interno della chioma. La potatura si effettuata all’inizio della primavera dopo le ultime gelate.

La riproduzione avviene tramite talea che può essere effettuata da fine estate a fine autunno, prelevando dei giovani rami vigorosi dell’anno e ponendoli a radicare in un terriccio composto per metà di torba e metà di sabbia da mantenere costantemente umida fino a radicazione compiuta.

Anche la semina ha buone possibilità di germogliamento in primavera ma non garantisce il mantenimento della varietà. Infine si può anche effettuare la riproduzione per divisione della ceppaia prelevando dei poloni già radicati.

Le malattie che colpiscono questo albero sono molto rare se poste in un terreno ben drenante, di contro se posto in un luogo umido con ristagni si andranno a formare marciumi radicali letali per questa pianta.

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